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Una parte dei campioni di regolite riportati sulla terra dall'asteroide Ryugu è stata contaminata da microrganismi. I campioni erano stati raccolti nel 2018 dalla sonda Hayabusa 2, dell'agenzia spaziale giapponese Jaxa, che ha passato un anno a studiare Ryugu a distanza ravvicinata. I campioni recuperati dalla sonda sono arrivati sulla Terra nel 2020, dove sono stati divisi in piccole porzioni da spedire agli scienziati per le analisi. In una di queste sono stati trovati dei microrganismi che, con sorpresa, hanno dimostrato di poter proliferare anche su un terriccio extraterrestre, senza troppi problemi. Gli scienziati non hanno ancora appurato di quali microrganismi si tratta, per identificarli servirà uno studio approfondito del Dna. Per ora i sospetti cadono sui batteri, in particolare si pensa a qualche tipo di 'bacillus' che in genere prolifica molto bene su rocce e terriccio. Alcuni si sono chiesti se questi microrganismi fossero già presenti sulla sonda al momento della partenza. Sono sopravvissuti all'ostile ambiente spaziale, oppure hanno colonizzato i campioni soltanto dopo essere giunti sul nostro pianeta? Gli scienziati sono convinti di poter escludere la contaminazione della sonda prima del lancio. Grazie alle tomografie a raggi X infatti, vennero effettuate scansioni approfondite per accertarsi che l'Hayabusa 2 fosse totalmente priva di qualsiasi forma di vita prima di spedirla nello Spazio. I campioni sono stati quindi contaminati una volta aperto il contenitore in cui erano stati conservati. Lo dimostra anche un test fatto con un frammento: dopo averlo esposto all'atmosfera per una settimana già ospitava 11 microbi, che in poco tempo sono diventati 147. Dopotutto, basta una sola spora per dare il via a una colonia. Gli scienziati sono comunque sbalorditi dal metabolismo di questi microrganismi, che dimostrano di avere una capacità di adattamento incredibile per riuscire a sopravvivere anche su materia aliena. Questa estrema capacità può rappresentare un problema per i viaggi spaziali verso corpi celesti, perché senza una purificazione profonda, i microrganismi terrestri sui lander potrebbero scatenare una vera e propria colonizzazione, contaminando per sempre l'ambiente originale e portando la vita dove ora non è presente. Il ritrovamento di organismi nei campioni delle missioni 'sample return', infine, ha dimostrato che le misure di profilassi attuali non sono sufficienti a garantire la purezza. In molti casi non è un problema, basta conoscere a fondo di che tipo di contaminazione si tratta, ma c'è il rischio che le tracce rilevate vengano scambiate per vita extraterrestre primordiale, portando l'intera ricerca scientifica su una strada sbagliata.

 

 

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