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Il gas naturale estratto dagli scisti ha dato un notevole contributo ai gas serra, in forma di emissioni di metano, negli ultimi 20 anni, maggiore di quello dato da gas convenzionali, olio e carbone Il gas naturale estratto dagli scisti ha dato un notevole contributo ai gas serra, in forma di emissioni di metano, negli ultimi 20 anni, maggiore di quell dato da gas convenzionali, olio e carbone: è questa la conclusione di uno studio condotto dai ricercatori della Cornell University di New York che ne danno un resoconto sulla rivista Climatic Change Letters.

 

 

Robert Howarth e colleghi hanno valutato le emissioni di metano dovute ad fratturazioni idrauliche delle formazioni scistose sulla base dei dati più recenti pubblicati dall'industria del gas e del petrolio (EPA 2010) oltre a quelli contenuti nei rapporti sulle perdite di gas naturale del General Accountability Office (GAO 2010).

Si è così calcolato che, complessivamente, durante il ciclo di vita medio di un pozzo per gas di scisti, una percentuale variabile tra il 4 e l'8 per cento della produzione totale dell'impianto viene immessa in atmosfera come metano, attraverso gli sfoghi e in forma di perdite dagli equipaggiamenti, o come riflussi durante le perforazioni che producono fratturazioni nelle formazioni scistose.

Com'è noto il metano è un gas serra molto più potente del biossido di carbonio, anche se ha un tempo di persistenza in atmosfera 10 volte più breve. Come risultato, il suo effetto sul riscaldamento climatico decade molto più rapidamente. A conti fatti, il metano sembra avere il contributo dominante per i gas di scisti su un arco temporale di 20 anni, con un contributo tre volte più consistente delle emissioni dirette del biossido di carbonio.

Su questa scala temporale, il contributo del gas di scisti è superiore a quello del carbone almeno del 20 per cento, con una stima più probabile di un contributo doppio.

Secondo le conclusioni di Robert Howarth: “L'ampio contributo dei gas di scisti all'effetto serra sembra minare le fondamenta del suo utilizzo come 'combustibile di transizione' per i prossimi decenni se l'obiettivo è ridurre il riscaldamento globale. Per una seria ed efficace pianificazione dell'impatto dei gas serra occorre valutare attentamente i diversi contributi e le possibilità di evitarli”. (fc)

Fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it

 


 

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